Riforma Costituzionale

Eccomi, di nuovo qui, seduta davanti al mio Pc a scrivere e cancellare frasi su frasi per cercare di dare un inizio quanto meno soddisfacente a questo mio nuovo post. In primis, desidero ringraziare di cuore tutte quelle persone che, nonostante io non abbia piu’ scritto causa problemi personali, hanno comunque visitato e commentato i miei post.
Ogni post è frutto di ricerche che a seconda dell’argomento trattato possono rivelarsi davvero molto difficili. Questo, il cui tema e’ la Riforma Costituzionale, lo è stato per davvero; il linguaggio tecnico indubbiamente fa scena ma dubito che arrivi a tutti (a me no di sicuro) per cui, dopo aver studiato ed essermi chiarita le idee su di un argomento a dir poco ombroso, ho scritto quanto segue.

In primo luogo ricordiamo che l’attuale governo non è legittimo in quanto non eletto dal popolo e che come afferma Stefano Bruno Galli docente all’Universita’ degli Studi di Milano ” Un Presidente della Repubblica responsabile non avrebbe dovuto lasciare che un Parlamento che, secondo la Consulta, avrebbe dovuto fare solo ordinaria amministrazione mettesse mano alla Costituzione “.
Invece la ” coppia ” Renzi Boschi lo sta facendo; e forse non tutti sanno che per la raccolta firme gli spetta per legge, non so se a loro personalmente o al partito, un rimborso di 500 mila euro, tra l’altro la raccolta firme non sarebbe stata necessaria in quanto un quinto dei deputati, secondo quanto richiesto dalla Costituzione, ne avevano già fatto richiesta.
I vari punti:
1) I costi della politica non diminuiranno in quanto il Senato resta con i suoi uffici e il suo     personale, di conseguenza restano tutti i costi di gestione e manutenzione ad esso correlati; a conferma di ciò la stessa Ragioneria dello Stato ha ipotizzato un risparmio di soli 50 milioni di euro a fronte dei 300 necessari per la nuova legge elettorale con ballottaggio voluta da Renzi.
Tale legge diventerà effettiva se vince il SI
2) I Senatori, secondo la Riforma, dovranno recarsi a Roma 2/3 giorni a settimana per cui avranno diritto a diaria e rimborso per le spese di vitto, alloggio e segreteria; essi non saranno scelti dal popolo bensì dal Presidente della Repubblica e dai Consigli Regionali ergo dai Partiti stessi, saranno 100 di cui 74 scelti tra Consiglieri Regionali, 21 tra Sindaci e 5 senatori in carica per 7 anni. Riguardo agli amministratori locali è necessario osservare che la scorsa legislatura si e’ chiusa con il 10% dei Parlamentari indagati, condannati o arrestati per: corruzione, concussione e abuso d’ufficio, stesso discorso per i Sindaci. Attualmente, gli amministratori locali non godono dell’ immunità parlamentare, con la nuova riforma invece potranno usufruirne trasformando il Senato in un rifugio sicuro per tutti quelli con problemi con la giustizia.
3) Leggi più veloci e fine del bicameralismo: questa è l’ennesima presa in giro in quanto la riforma prevede che molte materie dovranno comunque essere approvate sia dalla Camera che dal Senato inoltre, ci saranno circa 10 diversi procedimenti di formazione delle leggi per cui le lungaggini continueranno ad esserci. E’ necessario aggiungere però che non sempre in Italia occorrono mesi o anni per approvare le leggi, in quanto tutto dipende dalla volontà politica. Infatti per la legge Fornero furono necessari soltanto 16 giorni, per la cosiddetta legge Boccadutri che dispensava milioni di soldi pubblici ai partiti è bastato un solo e sottolineo un solo giorno lavorativo per farla approvare.
4)Penalizza fortemente le autonomie oneste vale a dire che invece di premiare gli amministratori locali validi e “puliti” e punire quelli incapaci e disonesti taglia senza distinzione di sorta funzioni e risorse economiche a tutti gli enti locali.
5)Attualmente per presentare una legge d’iniziativa popolare occorrono 50 mila firme, con la nuova riforma ne serviranno ben 250 mila di firme; eccoci servita l’ennesima limitazione all’iniziativa popolare.
6)Vincolo di Mandato: detto in parole semplici tale vincolo sarebbe l’obbligo da parte dei politici di mantenere gli impegni presi durante la campagna elettorale, quegli stessi impegni che motivano l’elettore a votarlo. Tale vincolo nella nostra Costituzione non c’è e, guarda caso, non se ne parla nella riforma.

Anche se la riforma del Senato nei termini espressi nel testo potrebbe sembrare un passo avanti rispetto alla situazione presente, dobbiamo riflettere sul fatto che i Senatori saranno scelti dai partiti stessi, quindi se un solo partito ha la maggioranza i membri del Senato saranno in larga parte dello stesso partito al potere ciò porterà ad un premierato assoluto e incontrastato. Tale premierato potrebbe, inoltre, portare squilibri anche nella composizione di importanti organi costituzionali vale a dire che un solo partito deciderà i componenti del Consiglio della Magistratura, della Corte Costituzionale nonchè del Presidente della Repubblica. A questo punto il Presidente del Consiglio, chiunque esso sia, avrebbe dei poteri eccezionali da usare come più gli aggrada.
Riguardo al CNEL, del quale scrissi tempo fa in uno dei miei post, sarebbe davvero un ottima cosa se venisse eliminato; il titolo v non sapevo cosa fosse poi ho appreso che riguarda le autonomie alle Regioni.
Infine, mi pongo una domanda, come si possono mettere tanti importanti quesiti in una sola domanda alla quale rispondere SI o NO?Non sarebbe stato più logico dare al cittadino la possibilità di scegliere singolarmente?
Infine, ribadisco che non è stato semplice navigare tra un mare di opinioni e dati diversi, ho dovuto scegliere, chi leggerà potrebbe non essere d’accordo con ciò che ho scritto ma, è proprio questo il bello la libertà nelle proprie opinioni.

Importantissimo NON disertare le votazioni perchè chi resta a casa aiuta questo governo.

Ringrazio chi avrà pazienza di leggere e mi rimando al prossimo post.

Gli Anziani in Italia: Quelli che non Possono Andare Via

Risale al gennaio 2014 il rapporto annuale del Consiglio d’Europa di Strasburgo secondo il quale: l’Italia non è un Paese per poveri, disoccupati, malati, anziani e per i cittadini in difficoltà in genere a causa di servizi sociali e assistenziali non adeguati. E continua: alcune delle principali violazioni della Carta dei diritti sociali attribuite all’Italia risultano essere: l’assenza di un reddito minimo garantito per tutti, indispensabile, per evitare l’emarginazione sociale e la povertà; le pensioni minime troppo basse; serie carenze nell’assistenza sociale e sanitaria; politiche sulla sicurezza sul lavoro inappropriate; sostegni ai disoccupati insufficienti. Tutto ciò diventa estremamente preoccupante se rapportato al grave periodo di crisi economica, disoccupazione, precarietà e impoverimento dilagante, soprattutto nelle classi medio basse.
Per i tantissimi italiani che non hanno la fortuna di trovarsi nella esigua fascia dei privilegiati tali conclusioni non sono certo una novità.
A conferma di ciò anche l’Istat, facendo le ricerche del caso ha constatato che persone che prima vivevano in maniera dignitosa, ora sono letteralmente ridotti alla fame e impossibilitati a provvedere anche ai bisogni essenziali. Sono aumentate del 9 per cento le famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. Queste persone in difficoltà così palese sono in costante e drammatico aumento e comprendono anziani, giovani, persone mature e bambini. Praticamente tutti.
Pur toccando, questa dilagante povertà, tutte le fasce d’età voglio rivolgermi in particolare alla situazione degli anziani. A quelli che, per svariati motivi, non possono o non vogliono lasciare l’Italia, dove gli stenti sono la certezza di ogni singolo giorno, per un paese straniero che al contrario, permetterebbe loro una vita dignitosa e tranquilla.
Oggi, essere poveri in Italia oltre ai disagi e agli stenti, comporta anche un profondo senso di umiliazione e vergogna.  
Gli animatori della Caritas Diocesana raccontano che sono tanti gli anziani che, con estrema dignità, chiedono aiuto ai loro centri per avere cibo e vestiti che non possono comprare da sé. Non li possono comprare perché la crisi economica li ha posti nelle condizioni di avere gravi difficoltà anche per quanto riguarda la spesa quotidiana, visto che il loro misero reddito se ne va tutto solo per le spese dell’affitto, delle utenze e delle medicine nella migliore delle ipotesi.
Ciò è confermato tra i tanti da Giancamillo Trani, vicedirettore della Caritas di Napoli. «In tutta la diocesi», racconta, «sono centinaia gli anziani che vivono con una pensione inferiore ai 500 euro. Risiedono in monolocali con un’unica fonte di luce – la porta d’ingresso – e il cui costo d’affitto ammonta a 300 euro. Aggiungendo a questi soldi i pagamenti delle bollette, rimane loro pochissimo denaro per pensare al sostentamento. Fanno così una spesa ridottissima un paio di volte al mese. E tutti gli altri giorni si sfamano, rivolgendosi alla Caritas.
Tutto ciò provoca in queste persone una vergogna profonda perché, per loro, è come elemosinare.
Di seguito due brevi testimonianze.
Si chiama Angelo, è nato a Caltanissetta, vive a Roma da trent’anni, campa con 400 euro di pensione e mangia regolarmente alla Caritas: «Io ci sono abituato alle mense – dice – da giovane lavoravo in una militare, giù in Sicilia. Poi sono venuto qui e ho fatto il muratore per tutta la vita. Ho lavorato tantissimo e adesso non posso nemmeno fare la spesa»

Era ricca ora mangia alla mensa dei poveri e metà pasto lo porta al marito «Dico a mio marito: vado a fare la spesa ma vengo qui e poi torno con la cena per lui». Il marito è malato, la pensione le basta solo per medicine, bollette, condominio e tasse «Non mi resta un soldo. Ho messo in vendita la casa in città e quella al mare ma finora non ho trovato chi le compra. Ho venduto tutto l’oro e l’argento che avevo, la collezione di bastoni, le pellicce. Nell’armadio ho i vestiti, le scarpe, i cappelli ma non posso fare la spesa. Nessuno lo sa che vengo a mangiare alla mensa»

Le testimonianze sulle condizioni difficili talvolta impossibili in cui vengono a trovarsi tantissime persone anziane sono molte, e non dimentichiamo, che queste persone, hanno lavorato per l’intera loro gioventù, per ritrovarsi alla fine la miseria per compagna al posto della più che meritata serenità. Inoltre molti tra questi aiutano i loro figli in difficoltà per aver perso il lavoro. Le due testimonianze riportate sono giusto un accenno che, comunque, non possono far capire quanto ci hanno fatto cadere in basso i nostri signori politici a cominciare da quelli di ieri per finire a quelli di oggi; poiché, non è tutta colpa della crisi.
Scusandomi per la mia (non voluta) scarsa puntualità nel pubblicare, come sempre, ringrazio di cuore chi legge ciò che scrivo e mi rimando alla prossima.

 

Pensionati: Italiani ed Extracomunitari

 

Credo, sia necessario un preambolo a questo post, considerato l’argomento per così dire delicato. È di una facilità estrema accusare qualcuno di razzismo anche per una propria opinione del tutto legittima. In ogni caso desidero specificare che al di là del fatto che non sono razzista la  critica (e critica è un eufemismo) contenuta in questo post è diretta soprattutto ai nostri governanti perché essi a noi italiani non ci stanno tutelando in alcun modo mentre lo fanno per gli altri oltre che per loro stessi ovviamente. Per quanto riguarda gli extracomunitari a prescindere da quale nazione loro provengano sono liberissimi di scegliere il nostro Stato come qualunque altro ma, alla base ci deve essere la buona volontà di lavorare e produrre e perché no migliorare il paese ospite, e non come ho visto io stessa prendere e solo prendere. È vero anche che non tutti sono parassiti, molti, sono quelli che realmente lavorano i quali a loro volta sono estremamente critici nei confronti dei loro stessi connazionali che al contrario oziano. Chiedo scusa per essermi dilungata troppo ma, non volevo sembrare razzista quando sono soltanto arrabbiata e indispettita verso la palese, in molti casi, disparità di trattamento tra italiani e non italiani, dove l’italiano medio anch’esso in fortissima difficoltà per i motivi a noi tutti noti è quello svantaggiato.

Esiste nel guazzabuglio di Leggi che complicano anche le cose più semplici in Italia, una Legge che risale al governo Amato ed è precisamente la Legge N°388 del 2000. Essa consente agli stranieri di percepire un assegno di pensione “sociale”, pari a € 395,60 euro al mese, più 154,90 euro di importo aggiuntivo, per un totale di € 7.156 euro annui. Quindi un over 65 extracomunitario che abiti in Italia, anche se non ha mai versato un minimo di contributo, è legittimato a far domanda per ottenere la pensione sociale. Inoltre in tale Legge è contemplato il ricongiungimento familiare che consente al giovane straniero che risiede in Italia di richiederlo al fine di far giungere nel nostro paese i propri genitori con un regolare permesso. Chi non ne approfitterebbe? A questo punto queste persone non dovranno fare altro che recarsi all’INPS di competenza per fare domanda e quindi ottenere la pensione sociale al fine di poter vivere in Italia. Palesemente, non saranno certo queste pensioni, a far tracollare l’INPS eppure queste, considerato il grave periodo di crisi su tutti i fronti che l’Italia sta subendo, costituiscono un grave danno per lo Stato Italiano. Esso, infatti, sopporta il mantenimento di persone che in Italia non hanno mai lavorato né  versato contributi all’INPS né contribuito in alcun modo alla crescita del nostro paese. La beffa inoltre è lì che ammicca poiché, queste persone, nel momento in cui hanno l’effettiva assegnazione della pensione che dovrebbe servire per vivere in Italia,  riprendono tranquillamente il mezzo col quale sono arrivati e se ne tornano felici e contenti al loro paese di origine dove, ogni mese, lo Stato Italiano provvederà a corrispondergli la pensione. È superfluo dire che anche questi sono parassiti sulle NOSTRE spalle e su quelle dei loro stessi connazionali che onestamente lavorano nel nostro Paese al pari di tanti altri. Queste truffe a tutti gli effetti sono estremamente difficili da individuare in quanto come spiega un agente della Guardia di Finanza:  “Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza non sia fittizia, controllando i vari visti sui passaporti, verificando le utenze e incrociando i dati, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno”. Nonostante queste difficoltà molti casi sono stati accertati, l’ultimo in ordine di tempo, è quello riguardante la comunità albanese in provincia di Macerata dove in 50 sono stati denunciati ma, è una goccia nel mare e tanti sono quelli che continuano a godere di un privilegio non da poco in questo periodo.

Quindi, in sintesi, abbiamo persone non italiane che non hanno mai contribuito al benessere dello Stato Italia ma grazie ad esso vivono agiatamente nel loro paese d’origine; allo stesso tempo abbiamo  numerosissimi italiani costretti ad emigrare all’estero in quanto la pensione maturata, grazie ad una vita di lavoro e di contributi versati, non consente loro di vivere decorosamente nel proprio paese d’origine. In base ai dati pubblicati dall’INPS gli italiani over 65 che hanno deciso di trasferirsi all’estero per poter sopravvivere con le loro misere pensioni sono oltre 500.000 tenendo presente che tale dato risale al 2012, va da sé che negli ultimi anni tale numero non può essere che aumentato. Queste persone anziane hanno una pensione che in maggioranza  oscilla tra 650 e 1000 euro al mese per arrivare ad un massimo di  1.500 euro al mese per i più fortunati. Le mete preferite sono Spagna, Tenerife, Romania, Bulgaria, Cipro, Slovenia e vari altri Paesi dove a differenza dell’Italia si riesce a ben vivere; eppure, il preferito fra tutti sembra essere la Tunisia alias “l’eldorado dei vecchietti”. È ovvio che non tutti sbarcano qui ma, a partire dal 2004 i pensionati che vi vivono stabilmente sono circa 20.000 il perché è presto spiegato.

In Tunisia per fittare una casa occorrono poco più di 200,00 euro al mese, i mezzi pubblici incidono pochi centesimi di euro di puntualità ed efficienza, il pane e la pasta costano solo trenta centesimi di euro al chilo, la tassazione ammonta a qualche decina di euro al mese tutto compreso tenendo presente il dato non poco rilevante che se da noi anche le pensioni sono tassate in Tunisia no per cui ciò che in Italia il pensionato pagava in Tunisia se lo ritrova in tasca. Inoltre il dinaro tunisino equivale alle nostre vecchie mille lire suddivise in centesimi che tuttora conservano  il loro potere d’acquisto e dulcis in fundo un “funerale”(purtroppo l’immortalità non l’hanno ancora scoperta) non supera i 300,00 euro tutto compreso. Per quanto riguarda le visite mediche di routine e specialistiche, di notevole importanza considerata anche l’età avanzata; se in Italia oltre 9 milioni d’italiani e tra questi circa 2 milioni sono anziani over 65, hanno dovuto rinunciare a curarsi non potendo permettersene il costo oltre ai tempi d’attesa biblici in Tunisia, è possibile farsi visitare da dottori competenti e gentili (con laurea conseguita presso le migliori università europee) per un costo di circa 30.00 euro. Se poi ci mettiamo il clima mediterraneo, la cucina simile alla nostra per molti versi ed il fatto che la lingua italiana è compresa, è lampante il perché sia la meta preferita tra tante altamente valide.

Ricordate la canzone di Al Bano “Nostalgia Canaglia? È questa, la nota negativa comune a tutti ma, quando il proprio paese non permette nemmeno più di sopravvivere, la nostalgia è una moneta di scambio che ben vale la pena di spendere in cambio di benessere e serenità.

Scusandomi per la lunghezza insolita di questo post e per la non voluta irregolarità nel pubblicare, ringrazio chi leggerà e mi rimando al prossimo post.

Il Futuro Tracollo dell’INPS. Non è Lontano?

Come spesso accade su di un determinato argomento le opinioni possono essere contrastanti, nelle mie ricerche riguardo l’argomento di questo post, ne ho trovate tante negative e ben poche positive. Inoltre, da quando è iniziato il tracollo della nostra ITALIA, a quelle positive non credo mai del tutto. Qui di seguito espongo i risultati delle mie ricerche sulla situazione attuale dell’INPS e mi rammarico fortemente di non poter mai scrivere un post che abbia tra i suoi contenuti delle buone notizie. Ringraziando chi leggerà saluto cordialmente augurando una buona settimana.
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, la cui funzione è di occuparsi dell’ assistenza e della previdenza di coloro occupati nel privato, aveva una sua vita relativamente tranquilla fino a quando un “genio” delle riforme quale l’ex ministro Fornero non ebbe la brillante idea di farvi confluire altri enti quali ENPALS e INPDAP . Di questi, il primo si occupava dell’assistenza e previdenza per coloro occupati nel mondo dello spettacolo, mentre il secondo dell’assistenza e previdenza degli impiegati della pubblica amministrazione. Lo scopo ufficiale col quale è stata attuata tale riforma era di creare un unico ente efficiente e trasparente per tutte le categorie di lavoratori. Lo scopo occulto invece, era di far pagare ai lavoratori del privato i debiti dello Stato (amministrazioni sia centrali che locali) colpevole di non aver pagato i contributi previdenziali per i propri dipendenti, tale cifra si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Gli ideatori di tal geniale soluzione (poiché non credo che il “merito” possiamo darlo solo alla Fornero) ad un problema di così grande rilevanza, avevano trascurato però, di considerare l’impatto meteorico che tale decisione avrebbe portato al patrimonio dell’INPS. Infatti, da un patrimonio stimato intorno ai 41 miliardi di euro nel 2011 si è drasticamente calati nel 2013 ad un patrimonio di soli 15 miliardi di euro con una tendenza costante e preoccupante verso un calo continuo. Ad un certo punto è lo stesso ex presidente dell’INPS Mastropasqua a fornire una sua visione della situazione in una lettera agli ex ministri Grilli e Fornero nella quale, in poche parole, informava che l’INPS era messo molto male e che se non si fosse fatto qualcosa a breve si era diretti verso il disastro. Queste le sue precise parole ” il patrimonio netto dell’ente è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” (cioè fino al 2015), se le amministrazioni dello Stato rallentano ancora i pagamenti si corre perfino il rischio di non poter pagare le pensioni in tempo”. Una della soluzioni più efficaci al fine di ovviare a tali problematiche che tempestivamente è stata applicata è di non far andare la gente in pensione, a ciò si giunge facendole lavorare il più a lungo possibile, spostando sempre in là la data in cui sarà possibile andare in pensione. Con questo si otterrà il risultato di aver fatto lavorare tutta la vita le persone, facendogli versare montagne di contributi, sino al punto in cui avranno davanti ancora pochissimi anni, una volta andate in pensione, per avere indietro dallo Stato solo una piccola parte di quanto versato. Sempre che non muoiano prima. Ed è proprio quello che stanno facendo ed è questa, una delle principali cause dell’eccezionale tasso di disoccupazione giovanile non essendoci il cosiddetto turnover.
Inoltre, dobbiamo riflettere sul fatto che l’INPS interferisce con le attività di tutte le imprese e si introduce, con le prestazioni erogate, nella case di tutti gli italiani, spesso come unica fonte di reddito. Esso, non è solo la “fabbrica” delle nostre pensioni (dei settori pubblici e privati), ma, con alcune decine di gestioni, casse e fondi, amministra gli ammortizzatori sociali, la previdenza minore (assegni al nucleo famigliare, indennità economica di malattia e maternità), gli sgravi contributivi, le prestazioni assistenziali, insomma svolge un ruolo essenziale nelle nostre vite.
In uno degli ultimi rapporti stilati dallo stesso INPS emergono in tutta la loro drammaticità le condizioni economiche in cui versano più di 6 milioni di pensionati che vivono con meno di 1000 euro al mese e oltre 2 milioni percepiscono meno di 500 euro. Se a questi dati aggiungiamo i più di 500 mila posti di lavoro persi solo nel 2013 e una media di un miliardo di ore di cassa integrazione all’anno nel periodo 2009-2013, ci renderemo conto della situazione critica.
Per concludere, i dati che ho riportato risalgono al 2013 ma, non credo che nel 2014 qualcosa sia cambiato in meglio, piuttosto sarà il contrario. Inoltre voglio esporre una domanda per così dire retorica che spesso ho fatto a mio marito quando discutiamo della situazione attuale dell’Italia che, onestamente, mai mi sarei aspettata di vedere. La domanda è questa: tenendo conto della migliaia di aziende ed esercizi commerciali che hanno chiuso e che continuano a chiudere, e che quindi, non verseranno più contributi né per loro stessi né per i loro dipendenti; tenendo conto di tutte le persone che prima lavoravano e quindi versavano i loro contributi e che all’ indomani del loro licenziamento non verseranno più; tenendo conto delle pensioni d’oro, dei baby pensionati e di coloro che percepiscono più pensioni l’INPS quanto tempo ancora potrà resistere? In realtà è logico che quando l’afflusso di denaro nelle casse diminuisce ma il deflusso aumenta i conti non tornano e lo scenario che ci si prospetta è davvero terribile.

Il Parlamento Europeo Attraverso gli Occhi di un Europarlamentare

Mentre ricercavo materiale sui disgustosi privilegi di cui beneficiano gli europarlamentari ed i loro assistenti, mi sono imbattuta in una testimonianza diretta di un neo-europarlamentare pubblicata dal periodico “Panorama”. Questo anonimo neo privilegiato ha deciso di condividere le sue impressioni derivanti dal suo primo ingresso all’ interno dell’europarlamento.

Appena arrivato a Bruxelles il neo-europarlamentare si ritrova di fronte all’immensa struttura della sede UE, queste le sue impressioni: “Una sede enorme, centinaia di persone impiegate nella sicurezza. Solo all’ingresso sono decine i tornelli e gli scanner sotto i quali passare per i controlli. Se poi uno volesse fare una foto all’ingresso dell’Europarlamento deve stare attento a non inquadrare nessuna delle body guard che sono pronte a sequestrare smartphone. Una fobia esagerata”.
Una volta dentro la situazione non migliora anzi si potrebbe facilmente dire che la confusione s’impadronisce del neo-europarlamentare che racconta:  “per muoversi dentro al palazzo di Plaze du Luxembourg ci vorrebbe una bussola, i corridoi sono dei labirinti e per ogni colonna ci sono otto ascensori che ti portano su e giù. Guai a scendere o salire dal lato sbagliato perchè perdersi è questione di un attimo. Davanti ad ogni ufficio ci sono dei bauli perchè la vita dell’europarlamentare non è solo nella capitale belga. Ogni mese, per la seduta plenaria, i lavori si trasferiscono a Strasburgo e con essi tutti i fascicoli, i documenti, la cancelleria che vengono caricati su dei grossi camion per percorrere andata e ritorno circa 900 chilometri”.

Quando arriva l’ora del pranzo il neo- europarlamentare scopre la “mensa” : “E’ un trionfo di menu e pietanze. Ce n’è per tutti i gusti. Con 7-8 euro si riesce a mangiare un pranzo completo e di qualità. Anche se dicono che si mangi meglio alla Commissione Europea dove ci sono dei menu attenti alle tradizioni culinarie degli stati membri. Qui in Parlamento c’è addirittura un menu per vegetariani e pietanze per celiaci. Tutti fanno la fila con il vassoio in mano, senza distinzione tra i deputati e altro personale, si mangia tutti insieme. Il clima è molto informale.

Mentre si trova in aula durante le sedute : passano i camerieri in livrea a versare thé o caffè. Ogni seduta ha la sua tazza da caffè in porcellana con la bandierina della Ue stampata. Anche le ultime fila riservate alla stampa e agli esponenti delle lobby ricevono lo stesso trattamento di favore. E poi fa impressione, ci sono sospesi in aria tutto intorno all’emiciclo le postazioni per gli interpreti, sono almeno tre per ogni gabbiotto che si alternano nelle traduzioni. Linguisticamente l’Europa non è unita neppure qui dentro. Il lavoro degli interpreti è fondamentale in questa babele. Da quanto ho capito poi, nel caso di Estoni o Lettoni, che sono lingue poco conosciute dagli interpreti, molti si basano sulla traduzione inglese per poi fare un passaggio ulteriore. Quindi abbiamo traduzioni di terza mano”

Ed ecco la descrizione dell’ufficio del neo-europarlamentare: “Ho appena visto il mio ufficio, c’è una piccola anticamera per i segretari, con uno sgabuzzino e poi un’ampia stanza per me. Al centro c’è un tavolo con il pianale in vetro, un comodo divanetto e la scrivania. – e si nota subito l’immancabile baule – Non so se questo arredamento sia fisso per tutti oppure ognuno può adattarlo ai propri gusti. Ce lo diranno nei prossimi giorni”.

Il Parlamento Europeo ha un budget di 1,8 miliardi di euro, una cifra enorme se si considera che viene aperto al massimo 4 giorni al mese per un totale di 48 giorni l’anno. I restanti 317 giorni anche se vuoto deve comunque restare efficiente quindi con costi non trascurabili per la sicurezza, la pulizia ed il riscaldamento di un complesso enorme. Tutto ciò moltiplicato per tre poichè il Parlamento Europeo ha ben tre sedi di cui 1 a Strasburgo, 1 a Bruxelles e 1 in Lussemburgo ( questa in particolre è la sede amministrativa) tutte costosissime se consideriamo soltanto il fatto che obbliga 5mila funzionari (compresi amministrativi, portaborse e assistenti)) a spostarsi da una sede all’altra per seguire le sedute il cui costo si aggira intorno ai 103 milioni di euro. Altro costo esagerato legato al numero delle sedi è il quello sostenuto per il trasporto dei documenti, ricorderete che l’eroparlamentare di cui ho riportato l’esperienza ci ha informati sul fatto che davanti ad ogni ufficio c’è un baule in cui vengono riposti tutti i documenti quando si spostano ad altra sede. Ebbene questi tutti bauli (non oso calcolare quanti sono) vengono caricati su camion che li trasportano fino agli uffici di un’altra sede per il modico costo di 89 milioni di euro l’anno. A causa di questi elevatissimi costi si era proposto di abolire la sede francese ma, per fare ciò occorre modificare il Trattato di Lisbona e per fare ciò occorre che le decisioni siano prese all’unanimità e figuratevi se la Francia accosentirebbe a ciò per cui via al continuo scialaquio dei soldi dei contribuenti europei.
Grazie al nostro “informatore” sappiamo che all’interno di ogni sede c’è un area dedicata al relax dove tutti coloro che per un motivo o per un altro ivi lavorano possono usufruire di un centro sportivo di 2.150 metri quadrati con piscina, sale per massaggi, allenamento, squash, fisioterapia, solarium, saune, centro estetico. Apre al lunedì mattina con un’ora di relax, e va avanti fino al venerdì sera con yoga, body sculpt, kick boxing e zumba, una danza latina molto richiesta. In particolare l’area relax che si trova all’interno del Parlamento Europeo è stata recentemente rinnovata per il modico costo di 4 milioni di euro. Dulcis in fundo in ognuna di queste c’è una Spa ed è possibile ad essa abbonarsi per circa 700 euro questi però non sono rimborsabili anche se scommetto su qualche escamotage, risparmiare i propri soldi è importante.
Nel momento in cui sono consapevole di quello che hanno a disposizione gli europarlamentari (e non solo) mi chiedo, come resistono a stare in aula? La risposta è semplice e scontata non ci restano granchè in aula grazie al cosiddetto “firma e scappa”. Infatti gli europarlamentari per intascare il gettone di presenza giornaliera (di circa 304 euro) non devono necessariamente restare in aula chissà quanto tempo ma giusto quello necessario ( 5 minuti circa) ad accertarsi che il loro nome sia inserito in contabilità e poi via verso la libertà se poi ci soffermiamo sulla persona dei loro assistenti o portaborse (i quali possono usufruire tranquillamente dell’area relax) che frequentemente sono amici, parenti, compagni o amanti ci renderemo conto che per gli europarlamentari stare nel Parlamento europeo è proprio una pacchia altro che lavoro.
Non pensiate però che sia finita qui, ogni europarlamentare nonostante percepisca rimborso spese per i propri spostamenti, ha a disposizione una limousine il cui costo di 4000 euro al giorno è una parte non trascurabile del bilancio del Parlamento europeo; inoltre hanno a disposizione alberghi a 5 stelle, pranzi e cene nei migliori ristoranti francesi e belgi tutto, ovviamente, a carico dei contribuenti europei.
Per quanto riguarda i numerosi dipedenti che popolano le sedi del Parlamento europeo, pure loro possono godere dell’area relax oltre ad un trattamento economico di tutto rispetto che tra stipendio base e benefit arriva a 4-6 mila euro netti al mese per uscieri e segretarie; 6-9 mila euro netti al mese per gli indispensabili traduttori ed archivisti; 10 mila euro netti per gli assistenti ed infine 16 mila euro netti per i dirigenti. La tassazione che devono sopportare questi particolari dipedenti non può superare l’8 % mentre noi comuni mortali italiani siamo costretti a sopportare ben più del 50 %.
Non si può non concludere con il trattamento pensionistico: per gli euro-burocrati l’età pensionabile è rimasta a 63 anni (salvo per i nuovi funzionari), con possibilità di pre-pensionamento a 55 anni con il metodo retributivo. La loro pensione media è di 5.700 euro netti al mese. E’ per tale motivo che nel 2013 il Parlamento europeo stanziò per le sole pensioni la cifra di 1 milione e 399 mila euro, cifra rispetto al 2008 più alta del 39%. Tale cifra sembrò uno sproposito a molti tra i quali il premier austriaco Alfred Gusenbauer che disse: «Questa spesa non deve più aumentare». Peccato che nell’anno in corso c’è stao un aumento pari al 45%, questo da un euro-burocrazia che le studia tutte per tagliare il giusto trattamento ai comuni cittadini europei.
Mi fermo qui scusandomi per la lunghezza insolita del post e, non ci crederete, ma da dire c’è ancora tanto; in ogni caso come sempre ringrazio chi leggerà e mi rimando al prossimo post.

I Notevoli Vantaggi dei Portaborse Europei

Da un po’ di tempo a questa parte uno dei posti di lavoro più ambiti è quello dell’assistente dell’europarlamentare ed i motivi sono molteplici. Per accedervi occorre un master in studi europei a Bruxelles o al Collegio d’Europa di Bruges ma, i background possono essere diversi e non sempre è richiesta la laurea. Aggiungo di mio, che molto probabilmente, quello che occorre è avere i contatti politici giusti a prescindere dalla preparazione e dalle capacità.

Solitamente coloro che riescono effettivamente a diventare assistenti degli europarlamentari vedono questa significativa esperienza come un qualcosa di temporaneo anche se c’è , ovviamente, chi decide di rimanere per due o tre mandati consecutivi che corrispondono a dieci o quindici anni di servizio. Nella maggior parte dei casi però, tale incarico costituisce un vero e proprio trampolino di lancio verso incarichi più prestigiosi o addirittura verso una carriera politica, ed a questo proposito gli esempi non mancano uno tra i tanti è l’attuale segretario generale del PPE, Antonio Lopez-Isturiz,che dal 1997 al 1999 era stato assistente all’Europarlamento.
Per quanto riguarda i contratti essi sono emanati e pagati direttamente dal Parlamento Europeo e legati alla legislatura dell’europarlamentare che li ha assunti. Prima del 2009 era compito del parlamentare pagare i propri assistenti, la commissione europea però ha ritenuto saggio cambiare tale norma al fine di evitare la tentazione di usare gran parte del budget riservato agli assistenti per loro scopi personali Lo stipendio dei cosiddetti portaborse varia a discrezione dell’europarlamentare nonché al ruolo e alle competenze ma, di base corrisponde, soprattutto rispetto alla generale situazione di precarietà e disoccupazione in Italia, a 1.680 appetibili euro che possono lievitare fino ad un massimo di 7.802  se si aggiungono assegni familiari e il 16% di stipendio in più grazie all’indennità di espatrio, garantita a chi dimostra di essere arrivato a Bruxelles negli ultimi cinque anni.
I portaborse sono divisi in due categorie quelli che fungono da segretari e amministratori e quelli il cui ruolo è di consiglieri politici. I primi ricevono uno stipendio che oscilla tra i 1.694 e i 2.957 euro al mese e non possono lavorare più’ di 42 ore al mese mentre i secondi sono inquadrati in tredici livelli e coloro che sono al livello più basso guadagnano 2.957 euro al mese, stipendio che lievita fino a 7.802 euro mensili per chi si trova al livello più elevato. A ciò occorre aggiungere che  molti di questi sono parenti o amanti degli stessi europarlamentari.

Per quanto riguarda i benefici insiti in tale carica sono per molti versi simili a quelli dei deputati assistenza sanitaria gratuita, viaggi rigorosamente in prima classe e tutto ciò che la comunità europea mette loro a disposizione grazie ai soldi dei contribuenti europei. Tra tutti questi benefici quello che mi ha lasciata totalmente allibita è che nel caso in cui il deputato non venisse rieletto e l’assistente in carica dovesse perdere il lavoro continuerà comunque a percepire lo stipendio. Funziona così: per il primo anno potranno ricevere un sussidio pari al 45% del loro salario (circa 3.600 euro mensili) e se dopo tre anni non avranno trovato lavoro potranno ancora incassare tale sussidio anche se ridotto al 30% dello stipendio (2.300 euro mensili) e inoltre possono anche ricevere un sussidio aggiuntivo per il trasferimento nel loro paese di provenienza, e non è finita: una volta ritornati a casa possono ottenere anche sussidi familiari.

I tanti privilegi di cui godono tali personaggi che in questo post non sono stati tutti citati, come tante altre cose in questo brutto periodo, lascia davvero l’amaro in bocca. Soprattutto se guardiamo in casa nostra e non vediamo altro che miseria in continuo aumento tra famiglie, aziende ed anziani che non ne possono proprio più. Ricordiamoci che i soldi per tutti questi privilegi escono, anche, dalle nostre tasche per cui anche noi col nostro lavoro permettiamo che questi vivano negli agi della serie “chi se ne fotte e chi se ne abbot” detto napoletano che significa chi se ne frega  e chi se ne sazia che ben si adatta a tali persone che fregandosene di chi neanche riesce a far la spesa se la godono alla grande.
Come al solito ringrazio chi leggerà e mi rimando alla settimana prossima.

Il Trattamento Economico dei Parlamentari Europei

In quest’ultime due settimane, mi sono resa conto di quanto, sia il computer che Internet, siano diventati assolutamente indispensabili nella vita quotidiana. Questo perché, essendo successo qualcosa al mio computer (non ho capito cosa precisamente), non mi è stato possibile né scrivere né navigare in Internet e ciò mi ha mandato letteralmente in crisi.
A Dio piacendo me lo hanno aggiustato per cui posso finalmente dedicarmi ad un nuovo post, ripromettendomi di acquistare al più presto un portatile; non si sa mai.
Il primo post che pubblicai sul mio blog trattava dei compensi e dei privilegi di cui godono i nostri numerosissimi parlamentari, con l’idea in futuro di fare lo stesso per gli europarlamentari; ed è proprio di questi che tratterò in questo post.
A partire dal I°luglio 2009 è entrato in vigore un nuovo Statuto Parlamentare che ridefinisce diritti e doveri al fine di rendere paritarie le condizioni di lavoro tra i vari europarlamentari. Un cambiamento sostanziale si è avuto in particolare sugli stipendi i quali prima del 2009 erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali; ciò creava tra europarlamentari di nazionalità diversa un divario profondo pur facendo lo stesso lavoro. Lo stesso accadeva anche per assicurazione e schema pensionistico gestititi e pagati anch’essi dallo Stato d’origine.
Qui di seguito uno specchietto che illustra le retribuzioni per gli europarlamentari antecedenti al 2009, non stupendomi affatto che i nostri fossero i più pagati.
ITALIA                                       144.084,36
AUSTRIA                                  106.583,40
OLANDA                                    86.125,56
GERMANIA                                84.108,00
GRAN BRETAGNA                   81.600,00
FRANCIA                                   62.779,00
SPAGNA                                    35.051,00
Rep. CECA                               24.180,00
POLONIA                                    7.370,00

Attualmente gli europarlamentari percepiscono uno stipendio lordo di 7.956,87 euro che al netto ammonta a 6.200,72 euro. A questa cifra, occorre aggiungere, l’indennità per le spese generali che ammonta a 4.299,00 euro, che serve per coprire le spese sostenute nello Stato membro di elezione (ad esempio le spese di gestione dell’ufficio, telefono e posta e i costi per l’acquisto, il funzionamento e la manutenzione di computer e di materiale telematico). In più c’è l’indennità giornaliera di 304 euro (detta anche “di soggiorno”) un’indennità forfettaria per ogni giorno di presenza in Parlamento.
Poi ci sono i rimborsi per le spese di viaggio elargiti sulla base del costo effettivo dei biglietti di viaggio acquistati e solo dopo la presentazione delle relative fatture. Le tariffe non possono superare quella della classe “business” per i viaggi in aereo, di una tariffa di prima classe per i viaggi in treno o del limite di 0,50 EUR/km in caso di viaggio in auto privata, a cui si aggiungono indennità fisse basate sulla distanza e la durata del viaggio destinate a coprire le spese accessorie legate al viaggio (quali, ad esempio, i pedaggi autostradali, le spese per il bagaglio in eccesso o di prenotazione).
L’ indennità di viaggio annuale serve a coprire le spese di eventuali viaggi al di fuori dello Stato membro di elezione per motivi diversi dalle riunioni ufficiali (ad esempio per assistere a una conferenza in un altro Stato membro o per effettuare una visita di lavoro in un altro paese in veste di relatore).Tale indennità viene erogata dopo la presentazione del titolo di viaggio e dei necessari documenti giustificativi e ha un tetto annuo di 4.243 euro. I deputati hanno diritto a un’ indennità transitoria di fine mandato di importo corrispondente a un mese di indennità per ogni anno di esercizio del mandato. Essa non può essere corrisposta per più di due anni e non viene elargita se il deputato ricopre un mandato in un altro parlamento nazionale o se assume una carica pubblica.
Il diritto alla pensione si matura al compimento del 63° anno di età e ammonta al 3,5% dell’indennità per ogni anno di mandato fino a un massimo del 70%. L’istituto del vitalizio è stato cancellato.
Tra i benefits, oltre a poter utilizzare le autovetture ufficiali del Parlamento quando si trovano a Strasburgo e Bruxelles, i deputati hanno a disposizione anche un centro fitness con piscina, sale per massaggi, allenamento, squash, fisioterapia, solarium, saune, centro estetico aperto dal lunedì mattina fino al venerdì con corsi di yoga, body sculpt, kick boxing e zumba.
Infine per quanto riguarda le spese per il personale (gli assistenti), il massimo è di 21.209 euro lordi al mese, ma si tratta di una somma che non è in nessun caso corrisposta direttamente agli eurodeputati.

Questi i punti salienti per quanto riguarda il trattamento economico e non solo spettante agli europarlamentari e l’impressione, per quanto mi riguarda, è che sia un trattamento più equo quindi meno privilegiato a quello dei parlamentari nostrani. Ovviamente la mia impressione può essere errata. In ogni caso per il momento mi fermo qui e scusandomi per non aver potuto pubblicare settimanalmente come mio solito, ringrazio chi leggerà e saluto cordialmente.

La Conseguenza più Grave dell’Ingresso nell’Eurozona

L’altra settimana il post che pubblicai parlava del modo subdolo con cui hanno fatto sì che la Comunità Europea da un idea teorica divenisse realtà a tutti gli effetti. Coloro che si adoperarono affinché ciò avvenisse si possono ritenere totalmente soddisfatti soprattutto se il loro scopo era di far si che gli Stati aderenti (tranne uno) andassero in difficoltà.
La conseguenza più importante, fu’ ed è tuttora, che gli Stati membri non possono più svalutare la loro moneta. Per Svalutazione della Moneta s’intende quando uno Stato, volutamente, fa perdere valore alla propria moneta rispetto al valore della moneta di un altro Stato. Quando ciò poteva avvenire le merci ed i servizi del Paese che svalutava avevano un costo inferiore per cui più competitivi sul mercato rispetto agli altri Paesi e di conseguenza più convenienti. Questa specie di tattica riusciva bene in particolare per quei Paesi che storicamente non avevano una moneta molto forte come, appunto, l’Italia, il Portogallo e la Grecia. Ed era proprio per questo motivo che, prima dell’ingresso nell’Eurozona, le merci dei Paesi succitati ed in particolare l’Italia per la sua indiscussa qualità, avevano una grande capacità di penetrazione in Europa. Ciò ovviamente dava molto fastidio a Paesi potenti tipo la Germania. Tale fastidio fu’ scaltramente annullato facendo in modo che entrando questi Stati nella comunità Europea, tale meccanismo non potesse più essere usato dagli Stati suddetti eliminando di fatto pericolosi concorrenti economici nel continente europeo.
Qui di seguito riporto l’opinione dell’economista australiano Bill Mitchell, docente al Centre for Full Employment and Equity alla University of Newcastle NSW Australia “La Germania insistette nell’inclusione delle “sprecone” Italia e Spagna nei 17 Paesi dell’eurozona per impedire loro di mantenere lira e pesetas, che Roma e Madrid avrebbero potuto svalutare competitivamente fregando il mercato metalmeccanico tedesco.”

Quindi, in pratica, la Germania chiese, e quel che peggio ottenne, grazie all’appoggio della nostra stessa classe politica di allora, la possibilità di smantellare il sistema produttivo italiano.

Smantellamento che i nostri politici aggravarono attraverso le privatizzazioni che di fatto trasferirono le aziende facenti parte del monopolio dello Stato Italiano  (ad esso portavano ricchezza e prestigio nonché lavoro per gli italiani) ad imperi economici privati sia italiani che stranieri. Di seguito riporto una tabella in cui sono elencate le aziende già privatizzate tenendo presente che la privatizzazione non è ancora finita.

Per quanto riguarda la Germania, i vantaggi che essa ha ricevuto e riceve dall’operazione Eurozona, sono così tanti che aggiungerli a questo post lo renderebbe esageratamente lungo per cui ne parlerò successivamente.

Spero vivamente che non mi riteniate noiosa se tratto spesso tale genere di argomenti, ma, sono dell’idea che il tempo degli struzzi che nascondono la testa nella sabbia sia passato e che sia nostro obbligo conoscere quantomeno come e perché ci ritroviamo a vivere una situazione che, per la maggior parte degli italiani, è sostanzialmente tragica, per cui saluto e al solito mi rimando al prossimo post.

elenco aziende privatizzate

Scopo Unione Europea: Togliere Potere a Stati e Popoli

L’argomento di questo post è correlato a quello della settimana scorsa “ Così hanno Svenduto l’Italia”.Le notizie sull’argomento sono tante sintetizzando per quanto possibile ho  cercato di delineare un quadro sufficientemente comprensibile, spero di esserci riuscita.

Alla base di tutto, c’è il Trattato di Maastricht, che entrò in vigore il 1°novembre del 1993 e grazie al quale si posero le fondamenta per la Costituzione dell’Unione Europea attuale, soprattutto in materia economica. Si stabilì infatti, la nascita dell’Euro come moneta unica e del Sistema Europeo delle Banche Centrali al cui vertice fu posta la famigerata B.C.E. La struttura che tale trattato diede alla neonata Unione Europea fu’ ed è tuttora, una struttura totalmente libera da qualsiasi tipo di vincoli e controlli nonché del tutto indipendente dagli stessi governi degli Stati grazie ai quali esiste. Il 1°gennaio del 2002 entrano ufficialmente in vigore sia l’Unione Europea sia l’Euro tra il generale entusiasmo sia dei politici che dei media; tutto questo è noto a tutti, quello che molti non sanno invece è che, prima di aderire a questo, il nostro governo avrebbe dovuto chiedere la NOSTRA opinione attraverso un referendum e non IMPORCELO come hanno realmente fatto. Altro avvenimento essenziale avvenne il 13 dicembre del 2007 anno in cui fu firmato il Trattato di Lisbona che entrò ufficialmente in vigore il 1°dicembre del 2009. La stranezza di questo nuovo trattato è che assorbì in gran parte il contenuto del precedente trattato di Maastricht. Per cui ci si chiede: perché e quale fu la causa di questo nuovo trattato in pratica uguale all’altro? La causa di questo nuovo trattato era direttamente collegata al referendum che fu fatto nel 2005 sia in Francia che in Olanda dove si chiedeva il parere del popolo nell’entrare o meno nella Comunità Europea. Il risultato di tale referendum ebbe esito negativo per cui si cercò un modo per aggirare l’ostacolo. Il modo si trovò nello stilare un nuovo trattato che contenesse tutto il contenuto del precedente ma, che non passasse come ATTO COSTITUZIONALE, ciò avrebbe permesso di evitare i referendum cioè l’opinione del popolo. Inoltre tale Trattato con 400 pagine di emendamenti incomprensibili apportati a 17 concordati che furono inseriti al posto giusto all’interno di 2800 pagine di leggi, fu scritto in modo tale da essere illeggibile. A conferma di ciò le dichiarazioni sono numerose io ne riporto alcune prima fra tutte quella del già citato, nel post precedente, Giuliano Amato.

Giuliano Amato alias Dottor Sottile all’epoca era uno dei vicepresidenti della Convenzione che doveva redigere la bozza di Costituzione Europea. Costui il 12 luglio del 2007 al Centro per la Riforma Europea a Londra affermò: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005)”.

Dello stesso parere il danese Jens- Peter Bonde parlamentare europeo che così si espresse: “I primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”.

Il giornalista economico Paolo Barnard denunciò: “un Trattato, col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato ratificato dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini.”

Infine la giurista ed insegnante di diritto pubblico all’’Università di Rennes, affermò: “L’Unione Europea è antidemocratica. […] Il Trattato Europeo, detto anche Trattato di Lisbona, dal nome della capitale dove i governi europei si sono radunati non già per approvarlo, ma per ratificare a scatola chiusa un’approvazione decisa a porte chiuse dalla citata combriccola dell’Unione, sancisce quindi, la fine della democrazia.”

Quando tutto ciò accadde furono poche le persone che s’interessarono e compresero, anche a causa del fatto che i media, forse volutamente, non diedero il benché minimo risalto a tali notizie. E non c’è da meravigliarsi di ciò poiché il risultato è stato quello di esautorare gli Stati nazionali privandoli della loro sovranità. E ancor più grave, manovrare occultamente affinché la popolazione stessa di ogni singolo Stato appartenente alla UE non potesse esprimere la propria opinione, fondamento stesso della Democrazia che, allo stato attuale delle cose Democrazia non è.

Poiché non mi piace dilungarmi troppo, per il momento mi fermo qui, delle tante cose ancora da scrivere ci sarà spazio nel prossimo post per cui ringrazio come sempre e saluto cordialmente.

Così hanno Svenduto l’Italia

Le notizie alla base di questo post sono note da tempo e sono state più volte riportate in virtù della loro gravità. Sono convinta però, che come me, molti ne siano all’oscuro ed è per questo motivo che ho deciso di riportarle a mia volta anche perché in Tv non mi sembra ne parlino e capisco anche il perchè.

Tutto iniziò quando decisero di separare dal Ministero del Tesoro la Banca d’Italia facendo perdere a quest’ultima tutta la sua autonomia; ciò comportò un immediato aumento degli interessi passivi a carico dello Stato con conseguente esplosione del debito pubblico. Quindi, per dirla in breve, Bankitalia perse totalmente la sovranità e fu mandata in pasto alle banche private che da quel momento iniziarono a prendere le decisioni che precedentemente venivano prese da Essa. Gli autori di questa splendida operazione furono l’allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, il quale, totalmente a favore del divorzio tra Stato e Banca Centrale Italiana, sosteneva che doveva esserci massima indipendenza tra il sistema politico e quello della Banca. Il primo passo per fare entrare l’Italia nell’eurozona fu fatto quando il 17 febbraio del 1986 l’allora ministro degli esteri del governo Craxi, Giulio Andreotti, firmò l’Atto Unico Europeo che avviò materialmente l’ingranaggio che avrebbe portato alla Comunità Europea che oggi per nostra sfortuna conosciamo così bene. Successivamente, il 7 febbraio del 1992, l’allora Presidente del consiglio Giulio Andreotti, il ministro degli esteri Gianni de Michelis ed il ministro del tesoro Guido Carli firmando il trattato di Maastricht, cedettero la sovranità monetaria dell’Italia alla Banca Centrale Europea; cosa che fecero anche gli altri stati membri dell’UE. L’articolo 105 di tale trattato è estremamente importante in quanto sancisce che gli stati aderenti alla comunità europea rinunciano alla sovranità monetaria nazionale per trasferirla totalmente alla BCE. In sostanza il trattato di Maastricht fu concepito per sottoporre gli stati membri ad una dittatura monetarista che avrebbe fatto i soli interessi dei banchieri.

Il 2 giugno del 1992 scortato dalle unità della marina militare inglese, approdò al porto di Civitavecchia il panfilo “Britannia” di proprietà della regina Elisabetta. A bordo di questo panfilo si riunirono importanti personaggi del mondo politico ed economico italiano e l’elite della finanza anglo-americana. Lo scopo di questa riunione in così grande stile: organizzare la svendita tramite la privatizzazione, delle aziende e delle società statali italiane. Questo incontro al quale presenziarono Mario Draghi e Carlo Azeglio Ciampi passò in sordina poiché in quel periodo l’attenzione dei media era concentrata esclusivamente sull’omicidio del giudice Falcone e sull’operazione “mani pulite”. Tanta causalità risulta del tutto incredibile. La privatizzazione fu fatta a prezzi stracciati senza badare minimamente né agli interessi dello Stato italiano, né alla sua economia e tantomeno all’occupazione, arrecando danni irreparabili ma, allo stesso tempo permettendo alla grande finanza internazionale di fare un vero e proprio colpaccio. Infatti le privatizzazioni accuratamente organizzate da Mario Draghi andarono a favore della banca inglese Warburg e delle americane Morgan Stanley e Goldman Sachs in particolare questa, essendo leader nelle speculazioni sui derivati e sulle monete a livello mondiale. Nel giugno del 1992 si insediò il governo Amato il quale continuò fedelmente a seguire il programma stilato da Mario Draghi, inoltre furono fatti i passi necessari,anche da fuori Italia, affinché la lira venisse svalutata del 30%.

Atto finale, negli anni novanta con il governo di sinistra capitanato da Romano Prodi e dal ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi l’Italia entrò nel sistema della moneta unica. E fu l’inizio della nostra rovina.

Purtroppo al riguardo c’è ancora tanto da dire ma, per il momento mi fermo qui, voglio soltanto fare alcune precisazioni riguardo ai personaggi che hanno dato il loro fondamentale contributo alla vendita dell’Italia inserendola nell’Eurozona. Essi erano e sono perfettamente consapevoli che le loro azioni avrebbero portato conseguenze disastrose ed avranno avuto di sicuro i “loro buoni motivi per farlo”. Inoltre voglio ricordare che Mario Draghi tra le tante cariche di prestigio da lui ricoperte è stato anche Vicepresidente della Golden Sachs. Per quanto riguarda Carlo Azeglio Ciampi tutti lo ricordiamo quando è stato nominato Presidente della Repubblica ed a me come a tanti altri piaceva molto per cui essere informata di tali schifezze mi fa sentire doppiamente tradita. Ringraziando come al solito chi leggerà mi rimando alla prossima settimana e vi invito a condividere questo genere di post al fine di far conoscere ciò che viene occultato.